
Nino D’Angelo, uomo del Sud che ama il Nord
(dal nostro inviato a Prato, Matteo Minà) –“Ciao… popolo delle mie canzoni”. Una frase spesso usata da Nino D’Angelo in occasione dei suoi concerti e sui social network. Una volontà da parte dell’artista di tenere unito il suo “popolo”, che sta diventando sempre più trasversale. Accanto ai fan dalla prima ora, quelli che lo seguono fin dagli Anni Ottanta, oggi la metà del pubblico del cantante partenopeo è rappresentato da nuove generazioni. Un crossover che ha spinto l’artista a mettersi alla prova con un tour iniziato nei mesi scorsi e dal titolo esplicativo: “Concerto Anni 80… e non solo”. Con lo scopo di ripercorrere quegli anni, quelle sonorità tipiche, per far rivivere ai giovani quel periodo. E farsi anche un regalo. Come ha spiegato Nino D’Angelo in questa intervista a Partenope.org, in occasione della tappa al Teatro Politeama di Prato nei giorni scorsi.
-Nino, perché riparti dagli Anni Ottanta?
Non è una ripartenza, in effetti non mi sono mai fermato. Ho notato che il pubblico che viene ad ascoltarmi è diventato sempre più giovane e mi sono quindi domandato il perché. Grazie a Facebook e alla rete, mi sono accorto che molti ragazzi mi chiedevano di fare un concerto con i pezzi di quel periodo, loro che non lo hanno vissuto. Insomma, è un regalo che ho fatto ai fan e che mi sono fatto. È bello ripercorrere la propria gioventù attraverso le canzoni.
-Hai attualizzato gli arrangiamenti dei pezzi?
Abbiamo lavorato tantissimo per far sembrare le canzoni come erano allora. Sarebbe stato molto più facile ripensarle in chiave attuale, invece ho profuso molto impegno per ritrovare un certo suono. Se chiudi gli occhi devi sentire quel preciso sound.
-Quanto possono i tuoi brani dare una speranza alle nuove generazioni?
Le canzoni possono essere messaggere, non risolvono i problemi del Mondo. Semmai sono le coscienze a doverlo fare, che oggi sono invece molto divise. Parlare di uguaglianza è quasi utopia. Il Mondo sempre più globalizzato è invece più diviso, c’è una grande contraddizione perché globalizzati dovrebbe significare anche uniti. Quando muoiono le persone in mare e qualcuno arriva a dire che è giusto che accada, quello è vomitevole. Non si guarda il colore della pelle, siamo tutte persone.
-I ragazzi ti hanno chiesto di reinterpretare quei pezzi. È forse un problema di mancanza di nuove idee che spinge a rifugiarsi nel passato?
I giovani si sono avvicinati a me con i brani più recenti come “Senza giacca e cravatta”, con le canzoni che ho portato al festival di Sanremo (cinque partecipazioni in totale, ndr). Poi hanno voluto conoscere a fondo il mio repertorio. Oltre che con le canzoni mi è successo anche con i film, un veicolo che allora mi ha dato molto spazio. Ai tempi ho rappresentato da solo tutto il fenomeno di una certa musica napoletana. I ragazzi mi riconoscono come una sorta di inventore di questo genere. Hanno visto i miei film e si sono innamorati di quelle canzoni.
-Come Gianni Morandi gestisci in proprio la tua pagina Facebook. Lui è stato recentemente al centro dell’attenzione per alcune frasi in difesa degli immigrati, che hanno in alcuni casi scatenato reazioni offensive. Ti è mai capitato di avere da ridire con i tuoi fan?
L’Italia è un paese razzista, sia chiaro non tutti lo sono. Io sto dalla parte di Gianni Morandi. Continuo a gestire la mia pagina da solo perché quando parlo con la gente dico ciò che penso. Anche a me è successo di dibattere su argomenti un po’ scomodi, come immigrazione e camorra, e non sempre chi mi segue è d’accordo. Ma va rispettato il pensiero degli altri, senza offendere. La rete deve servire a qualcosa di utile, non solo a promuovere i propri concerti. Noi artisti abbiamo delle responsabilità in più, se devo sposare un’idea racconto un mio pensiero, ma l’interpretazione la lascio al pubblico. Ho la libertà di poterlo fare, come una persona ha la facoltà di criticarmi, senza però scadere nell’offesa.
-Ritorni a Napoli dopo l’avvio del tour a novembre scorso?
A breve ho in programma alcune date estive, ma sicuramente ci torneremo. Napoli è la mia città, sono un uomo del Sud che ama il Nord.