
La settimana del Pianeta Terra sbarca sul Monte Nuovo
È il vulcano più giovane d’Europa. Si formò tra il 29 settembre e il 6 ottobre 1538 a seguito di un’eruzione che distrusse il villaggio di Tripergole e mise in fuga la popolazione locale. Parliamo del Monte Nuovo, situato nella zona di Arco Felice, nei pressi del Lago di Lucrino, sul territorio del Comune di Pozzuoli. Un sito vulcanico della caldera dei Campi Flegrei, che oggi è diventata l’Oasi Naturalistica di Monte Nuovo.
Ieri, quest’area di straordinario interesse naturalistico e geologico, (va ricordato che la formazione del Monte Nuovo rappresenta l’unica eruzione vulcanica avvenuta nell’area dei Campi Flegrei in epoca storica) è stata al centro di uno dei geoeventi organizzati per la Settimana del Pianeta Terra.
Tra la folla di cittadini e di studenti delle scuole puteolane, c’era anche il vice presidente della Camera dei Deputati, Luigi Di Maio, che ha incontrato studenti e insegnanti che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento.
Nel corso della visita al cratere del Monte Nuovo, i docenti hanno mostrato la macchia mediterranea che copre l’intera collina vulcanica, spiegando come usare i cinque sensi per riconoscere le piante che la compongono. Poi, hanno illustrato le eruzioni vulcaniche avvenute in passato mostrando dal vivo le pareti del Monte Nuovo. Il tutto sotto l’occhio vigile di Sofia Sica, Presidente campano dell’Associazione Nazionale Insegnanti di Scienze Naturali. Ad accompagnare il corteo dei visitatori c’era anche Rodolfo Coccioni docente dell’Università di Urbino e cofondatore della Settimana del Pianeta Terra con il professore Silvio Seno dell’Università di Pavia.

Rodolfo Coccioni e Luigi Di Maio con i bambini e le insegnanti della scuola elementare Marconi di Pozzuoli
Conclusa la visita guidata, gli studenti si sono esibiti in attività teatrali e canore attraverso le quali hanno raccontato la storia vulcanica dei Campi Flegrei e rappresentato i fenomeni vulcanici. Scegliendo anche il titolo dell’intera iniziativa: “La nostra terra inquieta: un cuore di fuoco, un fluire di acque”.
Le conclusioni sono state tratte da Luigi Di Maio che ha sottolineato come sia importante far conoscere il territorio non solo agli studenti, ma anche ai cittadini che lo vivono quotidianamente, perché lo possano difendere e proteggere. “Se la politica – ha detto il vice presidente della Camera dei Deputati – avesse dato ascolto ai geologi e alle persone che realmente conoscono i territori, non saremmo il Paese dei dissesti idrogeologici e avremmo evitato una lunga serie di morti inutili. In questa battaglia per conservare e tutelare il nostro Paese e le sue bellezze naturali uniche, ognuno deve fare la sua parte. Il governo deve utilizzare una parte delle tasse pagate dai cittadini per affrontare, una volta per tutte il problema del dissesto idrogeologico, perché non è possibile pensare che nel 2015 si debba ancora morire per pioggia, come è avvenuto in questi giorni a Benevento”.
Di seguito riportiamo una canzone che narra l’eruzione del Monte Nuovo che è stata la colonna sonora del geoevento di ieri.

Il dirigente scolastico Vincenzo Boccardi, autore del testo e della musica di ” ‘O Canto ‘e Monte Nuovo”
‘O Canto ‘e Monte Nuovo
(testo e musica di Vincenzo Boccardi)
‘A festa ‘e-San Michele
a via ‘e ddoje ‘ra notte
di colpo ‘nu rummore
cchiu forte ‘e ‘nu cannone.
è nata all’ intrasatto
‘na muntagna nova
‘a terra s’e’ araputa
‘na grande bocca ‘e fuoco.
Tante prete e tanta arena
chesta terra ha vummecato
tra l’ Averno e lu Lucrino
‘na muntagna s’e’ formata
fujte, fujte gente
fujte, ca s’arape la terra e c’inghiotte lo mare
Auta quasi quant’ ‘o Barbaro
cchiu’ profonna de lu mare
campi e case ha conquassato
e Tripergole ha seppelluto
‘A terra avea tremmato
A gente era fujuta
‘O mare se n’e’ sciso
‘E pisce ncoppa a’ rena
Ma che r’ e’?
Nun se sa’!
Che sarrà?
Chi lo sa’!
Tanta gente ca fujeva
scauza, annura e scapillata
chi pregava, chi chiagneva
cu la morte rint’ all’uocchie
fujte, fujte gente
fujte, ca s’ arape la terra e c’inghiotte lo mare
Troppo assaje so’ li peccati
ca lo munno vo’ subbissà
San Gennaro, San Michele,
salvate vuje chesta città
Primo aprile’ 84
a via e’ ddoje a’notte…
fujte, fujte, gente
nun ce pace pe’ sta città