Il quartiere nilense

Il quartiere nilense

Testo tratto da Napoli Greco-Romana di Bartolommeo Capasso, pubblicato a Napoli nel 1905 VICO DEGLI ALESSANDRINI – REGIO NILENSIS  

 

Bartolommeo Capasso

Bartolommeo Capasso

La strada (Mezzocannone), che abbiamo percorsa tra la porta Ventosa e il decumano inferiore, fu detta il Vico degli Alessandrini. Questi, che pe’ loro commerci frequentavano già la città di Napoli, crebbero assai di numero ai tempi di Nerone; poiché quell’ imperatore, godendo assai dalle loro ben modulate adulazioni, ne fece venire molti altri: così formarono in questa città quasi una piccola colonia, e la regione che essi abitarono fu detta Nilense dal nome del fiume benefico della madre patria. E qui si trova il monumento eretto al gran fiume, che è rappresentato nella figura di un vecchio sdraiato ed appoggiato col sinistro lato ad un rozzo sasso, donde sgorga acqua. Nudo nella parte superiore del corpo, ha le parti inferiori coverte da una veste, e sotto ai suoi piedi sporge la testa un coccodrillo. Ha intorno alcuni bambini nudi e scherzanti, simbolo della prodigiosa natura del Nilo, le cui acque non solo fecondano le terre, ma anche, secondo la comune credenza di allora, le donne e le bestie che ne bevevano. Dirimpetto a questo monumento io suppongo che vi sia stato un tempio, che gli Alessandrini dedicarono ad lside. E con ragione si può presumere che nel pronao si vedessero molte tabelle votive, che attestavano le grazie ricevute dal Nume, e numerose erano quelle dei marinai scampati da naufragi. Stavano sedute avanti la porta del tempio e vestite di bianco le donne che cantavano le lodi della dea salutare, e si trascinavano carponi con la faccia sul pavimento del tempio quelle che pregavano per la salute dei loro cari.

Chi era Bartolommeo Capasso

Storico e archivista partenopeo Bartolommeo Capasso, nacque a Napoli il 22 febbraio 1815 nella casa paterna al supportico dei Caiolari, presso la strada dei Costanzi (odierna via Giuseppe Marotta), nel quartiere Porto. Rimasto orfano del padre, Francesco, un agiato commerciante, nel 1824 Bartolommeo si iscrisse al seminario di Napoli, dove cominciò i suoi studi, per trasferirsi, due anni più tardi, nel seminario di Sorrento. Nel 1844, collaborò a Napoli con Carlo Troya alla fondazione della Società storica napoletana. Dopo aver dato alle stampe i suoi primi lavori di erudizione, nel 1856 divenne socio della prestigiosa Accademia Pontaniana, di cui fu anche presidente. Nel 1876 fondò la Società napoletana di storia patria, ente che presiedette, ininterrottamente, dal 1883 sino alla morte. Dal 1882 fu direttore soprintendente dell’Archivio di Stato di Napoli.

 

 

Share